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Nel cuore del Borneo

Io alla partenza, ero ancora “fresco”

Vi racconto di un viaggio, tra i più belli ed emozionanti da me intrapresi insieme a quelli in Patagonia e Terra del Fuoco, fatto quando ancora non avevamo dato vita a The Glocal Traveller ne a Physis Escursionismo. Un trekking, pensiamo di proporlo ai nostri associati prossimamente, di grande fascino ed emozione, una di quelle esperienze che non può mancare nella Moleskine di un viaggiatore.

Oggi vi porto nel cuore del Borneo. Buona lettura…

Vipera temple Southernwood

Sicuri di farcela a sopravvivere nell’inestricabile giungla del Borneo? Sicuri di non aver paura di 1700 specie diverse di vermi parassiti ? Pronti a ricacciare l’offensiva di ragni, scorpioni, serpenti , oltre 100 specie presenti in Borneo, e pipistrelli giganti e a reggere un caldo asfissiante con un tasso di umidità prossimo al 100% ? Se avete risposto, senza indugio, a queste quattro domande, si danno due casi: O Amate spararle grosse , o siete abbastanza masochisti da sobbarcarvi un trekking nella terza isola più grande del globo. Una sola raccomandazione, prima di addentrarvi nel territorio malese del Borneo (l’altro, indonesiano, si estende a sud mentre il sultanato del Brunei si incunea a nord tra Sabah e Sarawak affacciandosi sul mare della Cina) scordatevi Sandokan, rinnegate Indiana Jones e fate a pezzetti il poster di Tarzan perché il viaggio che state per affrontare non è roba da figurini…

Il mio zaino e il vettovagliamento per il campo 5 sulla canoa

E ora, in marcia. Il nostro viaggio inizia dal Royal Mulu Resort , un’oasi di comfort all’interno del Parco nazionale di Gunung Mulu, dove assaporare per l’ultima notte un comodo letto, una cena e una colazione consumati a tavola. Il Resort si raggiunge a bordo di piccoli aerei da turismo, i più masochisti preferiscono la canoa, che sorvolano, da Miri, il fitto tappeto verde solcato da un arabesco di vie d’acqua. Durante il volo, qua e la, fanno capolino i tetti delle longhouse dei leggendari “tagliatori di teste”, segno inequivocabile che li sotto non si è soli. Il parco , il cui nome deriva dall’omonimo monte alto 2376 mt., si trova nel nord del Sarawak , la regione teatro delle leggendarie imprese salgariane di Sandokan.

Campo 5

Al suo interno si trovano oltre 1500 specie di fiori, tra i quali appena 170 varietà di orchidee e 10 tipi di piante carnivore. Questo è, soprattutto, il regno degli animali. Qui, sono 67 le specie di mammiferi che si aggirano tra la fitta vegetazione e 262 le varietà di uccelli che sorvolano la foresta. La notte è illuminata da miglia di lucciole che sembrano voler agevolare i piccoli predatori e voi vi sentirete osservati da strane creature la notte che deciderete di uscire dal vostro sacco a pelo per assistere al duro spettacolo della giungla. All’imbrunire i mille suoni della foresta, come una colonna sonora, indicano che la caccia è aperta.

Deer cave, i pipistrelli escono dalla sommità

Ed è nel tardo pomeriggio che qualche milione di pipistrelli lasciano il buio della Deer cave, la grotta con l’imboccatura più grande del mondo, per andare a cacciare nella foresta. I pipistrelli escono a stormi, accompagnati dal frastuono del batter d’ali, per dare vita, in cielo, ad improbabili figure per poi sparire come per incanto tra la fitta vegetazione . Lasciato il Resort, poco prima dell’alba, inizia la risalita, in canoa, del fiume Melinau con delle soste in alcune delle grotte, definite superlative dagli speleologi di tutto il mondo, che formano lo show caves. Il Sarawak , infatti, possiede il più complesso sistema, per estensione, di grotte al mondo e di cui si conosce, secondo le stime degli esperti, solo il 30 per cento, il resto è tutto da scoprire.

 

Boiga dendrophila, rettile velenoso lungo fino a due metri

Se trovarvi faccia a faccia con un serpente o strisciare nel guano non vi impressiona potreste cimentarvi nell’esplorazione di nuove grotte lasciando una indelebile traccia del vostro passaggio. Chi, invece, vuol garantirsi vita eterna l’elisir lo trova nella Clear water cave, con i suoi oltre 100 chilometri di lunghezza è considerata la grotta più lunga dell’intero sud est asiatico. La leggenda narra che è sufficiente bere un sorso delle acque cristalline che scorrono al suo interno per garantirsi eterna giovinezza.

Iniziamo a spingere il barchino lungo il fiume…io sono di spalle

La risalita del Melinau non è impresa semplice specialmente quando il livello dell’acqua è basso e in prossimità delle piccole rapide si è costretti a scendere in acqua per spingere la canoa . Un isolotto in mezzo al fiume indica che è giunta ora di lasciare la canoa e intraprendere l’antico sentiero di guerra dei tagliatori di teste che conduce al Campo cinque, base per la scalata ai Pinnacoli.

 

Lasciato il fiume ci addentriamo nella jungla con i portatori

La marcia lungo il sentiero, tra guadi mozzafiato, incontri ravvicinati con serpenti e sanguisughe non è particolarmente impegnativa, se non fosse per l’umidità che ci attanaglia. Il campo cinque è un insieme di baracche rifugio che ospitano i pochi, non ho incontrato italiani , che tentano la scalata ai Pinnacoli, formazioni calcaree alte 1200 metri, che si ergono maestosi sopra la giungla e separati tra di loro da profondi crepacci dove si insinua la folta vegetazione. La salita dura non meno di quattro ore lungo un sentiero ripido e scivoloso dove spesso bisogna ricorrere all’uso di corde.

Finalmente abbiamo raggiunto la cima dei Pinnacoli

Una volta raggiunta la cima lo spettacolo che si apre alla vista è di ineguagliabile bellezza con lo sguardo che spazia a 360° sulla giungla.

 

 

Sera al Campo 5

Il ritorno al campo cinque non è meno faticoso della scalata, le gambe ormai pietrificate e il buio che incombe fanno salire l’adrenalina. Un tuffo nel fiume e un pasto caldo sono il meritato premio per chi ha raggiunto la cima. La mattina all’alba si lascia il campo e si procede, quasi per l’intera giornata, lungo il sentiero dei guerrieri Dayak, percorso per dar vita a sanguinose spedizioni dove il trofeo più ambito era la testa del nemico,  fino a raggiungere una longhouse, la tipica abitazione dei Dayak, sistemata sulle rive del fiume. Quando andate in una longhouse è opportuno portare sempre qualcosa in dono per i bambini e per il capo villaggio, se non portate niente non preoccupatevi la testa non ve la tagliano. Queste abitazioni, tipiche del Borneo, sono costruite su palafitte e prevedono delle aree comuni dove i Dayak, popolo di cacciatori e agricoltori, trascorrono la giornata. Solitamente all’interno delle loro abitazioni trovano posto anche le galline. La sera , se restate a dormire in una longhouse, si cena tutti insieme allietati dai canti di benvenuto intonati dalle donne della casa e si conclude con fiumi di tuak , una bevanda a base di riso in grado di stendere un elefante. Se a fine serata, voi siete certamente brilli e storditi, vi gettano nel fiume siete stati accettati dal popolo della giungla e potete considerarvi uno di loro.

Nuovamente al Resort

Una esperienza indelebile alla memoria: il piacere di vedere i miei scatti, realizzati in occasione di questo viaggio, esposti alla Coin di Milano in occasione di un evento organizzato dall’Ente per il Turismo Malese in Italia;  il piacere di aver avuto una guida d’eccezione come “John” che mi ha insegnato a riconoscere i serpenti, a togliermi le innumerevoli sanguisughe che, dopo le piogge, trovavano ospitalità sulle mie gambe, a riconoscere le “verdure” e la frutta commestibile ma sopratutto avermi insegnato a conoscere, senza averne paura, la jungla con i suoi odori e il suo assordante silenzio . Un viaggio unico che suggerisco, una esperienza di vita unica letteralmente immersi nella natura…quella vera. Per ovvie ragioni ho evitato di postare le fotografie più “ricercate” ma spero che queste poche immagini siano riusciti a dare una percezione visiva a questa esperienza.